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INTERVISTA AD ALESSANDRO NAVAZIO

Alessandro Navazio, Task Force Rete e Percorsi in ambito cardiovascolare ANMCO biennio 2026-2028, Direttore di Struttura Complessa, PO Santa Maria Nuova – AUSL RE IRCCS Reggio Emilia, intervistato da Federico Mereta.

La fragilità non ha età: ripensare la cura nelle sindromi coronariche acute

La gestione delle sindromi coronariche acute (SCA) nelle Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) richiede oggi una lettura più ampia del rischio, capace di superare la sola classificazione nosologica e di integrare le caratteristiche biologiche, funzionali e sociali del paziente. La popolazione ricoverata in UTIC è profondamente cambiata: l'età media è aumentata, le comorbilità sono più frequenti e la complessità clinica rende spesso insufficiente l'applicazione lineare delle evidenze derivate dagli studi registrativi. In questo scenario, la fragilità emerge come determinante prognostico autonomo, non sovrapponibile all'età anagrafica e rilevante anche nei pazienti più giovani, nei quali può incidere in modo particolarmente marcato sugli esiti.

Il percorso decisionale deve quindi mantenere salda la centralità della rivascolarizzazione, soprattutto nello STEMI (infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST), patologia tempo-dipendente in cui la tempestività resta cruciale, ma al tempo stesso valorizzare nelle NSTE-ACS (sindromi coronariche acute senza sopraslivellamento persistente del tratto ST) lo spazio clinico per una valutazione più articolata. Fragilità, burden di malattia, aderenza prevedibile, presenza di caregiver e contesto assistenziale diventano variabili decisive per modulare approccio procedurale e strategia farmacologica. Il messaggio è chiaro: la medicina cardiovascolare contemporanea non può limitarsi a trattare la malattia coronarica, ma deve riconoscere il paziente nella sua irriducibile individualità clinica.

Bibliografia
  1. Byrne RA, Rossello X, Coughlan JJ, Barbato E, Berry C, Chieffo A, et al. 2023 ESC Guidelines for the management of acute coronary syndromes. Eur Heart J. 2023;44(38):3720-3826. doi:10.1093/eurheartj/ehad191
  2. Damluji AA, Forman DE, Wang TY, Chikwe J, Kunadian V, Rich MW, et al. Management of acute coronary syndrome in the older adult population: a scientific statement from the American Heart Association. Circulation. 2023;147(3):e32-e62. doi:10.1161/CIR.0000000000001112
  3. Damluji AA, Forman DE, van Diepen S, Alexander KP, Page RL 2nd, Hummel SL, et al. Older adults in the cardiac intensive care unit: factoring geriatric syndromes in the management, prognosis, and process of care: a scientific statement from the American Heart Association. Circulation. 2020;141(2):e6-e32. doi:10.1161/CIR.0000000000000741
  4. Bebb O, Smith FGD, Clegg A, Hall M, Gale CP. Frailty and acute coronary syndrome: a structured literature review. Eur Heart J Acute Cardiovasc Care. 2018;7(2):166-175. doi:10.1177/2048872617700873
  5. Kwok CS, Lundberg G, Al-Faleh H, Sirker A, Van Spall HGC, Michos ED, et al. Relation of frailty to outcomes in patients with acute coronary syndromes. Am J Cardiol. 2019;124(7):1002-1011. doi:10.1016/j.amjcard.2019.07.003
  6. Mohiaddin H, Sze S, Damluji AA, Ladwiniec A, McCann GP, Murphy GJ, et al. Frailty and long-term outcomes in younger patients with acute myocardial infarction. Eur Heart J. 2026;47(21):2686-2696. doi:10.1093/eurheartj/ehaf876
  7. Sanchis J, Bueno H, Miñana G, Guerrero C, Martí D, Martínez-Sellés M, et al. Effect of routine invasive vs conservative strategy in older adults with frailty and non-ST-segment elevation acute myocardial infarction: a randomized clinical trial. JAMA Intern Med. 2023;183(5):407-415. doi:10.1001/jamainternmed.2023.0047
  8. Dodd KS, Saczynski JS, Zhao Y, Goldberg RJ, Gurwitz JH. Exclusion of older adults and women from recent trials of acute coronary syndromes. J Am Geriatr Soc. 2011;59(3):506-511. doi:10.1111/j.1532-5415.2010.03305.x

Dalla casa dei cardiologi al cuore del sistema sanitario: una nuova visione per la cardiologia ospedaliera italiana

La cardiologia ospedaliera italiana è oggi chiamata a un’evoluzione sostanziale: non soltanto mantenere l’eccellenza clinica, ma assumere un ruolo guida nella prevenzione primaria e nella diffusione di una solida cultura sanitaria. L’Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri si propone come “casa” professionale e scientifica di riferimento, con l’obiettivo di rappresentare e supportare i cardiologi nell’affrontare sfide sempre più complesse: carenza di personale, sovraccarico assistenziale, pressione burocratica.

L’ambizione è ampliare l’impatto della cardiologia oltre i confini dell’ospedale, contribuendo all’aumento dell’aspettativa e della qualità di vita della popolazione attraverso strategie di prevenzione precoce, promozione degli stili di vita salutari e interventi terapeutici tempestivi nei soggetti a rischio cardiovascolare.

In questo scenario, l’investimento sui giovani professionisti assume un ruolo strategico: la formazione metodologica alla ricerca, la costruzione di una rete di oltre 200 ospedali competenti nella ricerca clinica e il loro coinvolgimento attivo negli eventi scientifici segnano una traiettoria virtuosa. Una visione che punta su un’alleanza intergenerazionale, dove l’energia delle nuove leve alimenta la crescita culturale e scientifica dell’intera comunità cardiologica.

La riflessione si apre infine sull’elettrofisiologia: si evidenzia l’urgenza di colmare il sotto-utilizzo dell’ablazione della fibrillazione atriale, nonostante le chiare indicazioni di classe I o IIa; si guarda con interesse ai nuovi sistemi di pacing sul sistema di conduzione per lo scompenso cardiaco e si rilancia il ruolo dell’elettrocardiogramma come strumento predittivo nella valutazione del rischio evolutivo. Ambiti nei quali la cardiologia ospedaliera può contribuire in modo determinante, anche attraverso studi multicentrici condotti sul territorio.