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RAZIONALE

L'insufficienza cardiaca si conferma una sindrome a prevalenza crescente, sostenuta dall'invecchiamento della popolazione e dal miglioramento della sopravvivenza alla fase acuta delle cardiopatie, con un carico di ospedalizzazioni ricorrenti che ne rappresenta il principale determinante prognostico ed economico. A fronte di questa pressione epidemiologica, la disciplina ha vissuto un profondo riassetto concettuale: dalla definizione universale basata sulla frazione di eiezione allo spettro continuo HFrEF–HFmrEF–HFpEF, fino all'emergere della categoria dell'Improved-HF, che introduce interrogativi ancora aperti sulla durata della terapia e sul timing dei device nei pazienti con recupero funzionale.

Il percorso diagnostico si è spostato dal riconoscimento sindromico alla caratterizzazione eziologica e fenotipica del singolo paziente. La distinzione tra cardiomiopatia ipertrofica sarcomerica, cuore d'atleta e cardiopatia ipertensiva, la stratificazione del rischio aritmico nella cardiomiopatia dilatativa e il sospetto e la conferma diagnostica dell'amiloidosi cardiaca da transtiretina rappresentano oggi snodi decisionali quotidiani, resi possibili dall'integrazione tra imaging multimodale, genetica e biomarcatori. In questo scenario l'ecocardiografia avanzata e la fenotipizzazione dell'HFpEF/HFmrEF assumono un ruolo centrale nel districare quadri altrimenti sovrapponibili.

La gestione dello scompenso acuto e dello shock cardiogeno costituisce un fronte parallelo e altrettanto critico, in cui l'interpretazione dei dati emodinamici nelle terapie intensive cardiologiche, l'impiego appropriato dei supporti meccanici al circolo e l'organizzazione in rete – dal riconoscimento precoce all'hub-and-spoke – incidono direttamente sugli esiti. La dimensione organizzativa, insieme a quella clinica, si conferma parte integrante della qualità delle cure.

Il paziente con scompenso è oggi il paradigma della complessità internistica: l'intreccio con obesità, disfunzione renale, diabete e ipertensione ha reso operativo il concetto di sindrome cardio-nefro-metabolica, spostando l'asse dell'intervento verso la prevenzione dei fattori di rischio e la protezione d'organo, con un approccio necessariamente multidisciplinare. Sul piano terapeutico, il consolidamento dei quattro pilastri dell'HFrEF, il razionale delle nuove classi a valenza cardio-renale e le opzioni disease-modifying nelle forme specifiche vanno letti non come fine a sé, ma come strumenti da calare nei singoli fenotipi, tenendo conto del divario ancora ampio tra evidenza dei trial e implementazione nel mondo reale.

Nelle fasi più avanzate, infine, il riconoscimento tempestivo dello scompenso end-stage, il reverse remodeling del ventricolo destro come obiettivo terapeutico, il timing dell'intervento sull'insufficienza mitralica e tricuspidalica funzionale, il ruolo della terapia elettrica e, non ultima, l'integrazione precoce delle cure palliative definiscono un continuum assistenziale che richiede competenze condivise. La Convention Nazionale Centri Scompenso 2026 nasce per confrontare, su base nazionale e attraverso casistica clinica interattiva, le innovazioni diagnostiche, terapeutiche e organizzative più rilevanti, con l'obiettivo di tradurle in una pratica clinica realmente omogenea ed efficace.