INTERVISTA A FABRIZIO OLIVA
Fabrizio Giovanni Oliva, Direttore Cardiologia 1 – Emodinamica, ASST Ospedale Metropolitano Niguarda, Past President ANMCO biennio 2025-2027, Presidente IFC biennio 2026-2028, intervistato da Massimo Milli
Shock cardiogeno: riconoscerlo prima, organizzarlo meglio
Lo shock cardiogeno resta una delle aree a più elevata mortalità della cardiologia acuta, con esiti nell'ordine del 30-40% e superiori in alcune coorti. A differenza dell'infarto miocardico acuto (IMA), dove reti dedicate e rivascolarizzazione tempestiva hanno modificato la prognosi, nello shock persistono criticità di riconoscimento, organizzazione e accesso alle competenze. Anche l'epidemiologia si è modificata: accanto allo shock che complica l'IMA, a esordio più brusco, hanno assunto un peso crescente i quadri legati alla riacutizzazione dell'insufficienza cardiaca cronica, con traiettoria meno evidente e maggior rischio di identificazione tardiva. Da qui una priorità precisa: riconoscere precocemente il deterioramento emodinamico e stratificare il rischio prima di interrogarsi su diagnostica avanzata e supporto circolatorio meccanico.
In Italia il nodo resta organizzativo, con una limitata formalizzazione delle reti dedicate, protocolli non uniformemente condivisi, pazienti non raramente gestiti al di fuori della cardiologia e rilevanti differenze territoriali, come emerso dal progetto Regioni 4.0. La prospettiva è quella di un modello fondato non sul trasferimento sistematico verso un hub, ma sulla condivisione di percorsi, shock team interospedalieri e criteri comuni per stabilire chi gestire localmente e chi trasferire, integrando gravità clinica, tempi di trasporto, caratteristiche territoriali e competenze disponibili: un documento di riferimento nazionale, pensato per essere declinato poi a livello regionale con la medicina d'urgenza e con i decisori.
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