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UN CUORE CHE BATTE DA 40 ANNI: L’EVOLUZIONE DEL TRAPIANTO CARDIACO

Manlio Cipriani, intervistato da Pier Luigi Temporelli, per un approfondimento sulla sessione “Un cuore che batte da 40 anni: l’evoluzione del trapianto cardiaco”

Trapianto e VAD: due strade per dare tempo al cuore

A quarant’anni dal primo trapianto cardiaco eseguito in Italia, la trapiantologia si conferma un pilastro consolidato nella gestione dell’insufficienza cardiaca avanzata, con risultati sovrapponibili a quelli dei maggiori centri internazionali: sopravvivenza oltre l’80% a un anno, e oltre il 50% a dieci anni. Il ruolo del cardiologo si estende ben oltre la selezione del ricevente, includendo anche la valutazione dell’idoneità del cuore del donatore, spesso in condizioni critiche e con tempistiche molto ristrette. Tuttavia, la disponibilità di organi rimane uno dei principali limiti: la donazione richiede risorse e competenze che il sistema sanitario fatica a garantire, e su cui la comunità cardiologica può fare di più in termini di consapevolezza e advocacy.

Accanto al trapianto, l’assistenza ventricolare meccanica (VAD, Ventricular Assist Device) rappresenta una valida opzione, ma il panorama italiano resta drammaticamente sotto le aspettative. L’Italia è tra i paesi europei con il più basso numero di impianti, per una combinazione di scarsa cultura diffusa e limitata integrazione tra centri impiantatori e cardiologia ospedaliera non specialistica. È necessario un cambio di paradigma: il paziente con VAD, diversamente dal trapiantato, deve essere seguito nuovamente presso il centro inviante, servono competenze distribuite e una visione condivisa della gestione post-impianto.

Se da un lato il VAD è un dispositivo costoso, dall’altro offre una sopravvivenza a 5 anni paragonabile a quella di terapie avanzate, configurandosi come investimento sostenibile all’interno di una strategia globale per lo scompenso avanzato. Il potenziale per migliorare c’è — serve solo la volontà di colmare il divario culturale e organizzativo.