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RUOLO DELL’ACIDO BEMPEDOICO NELLA RIDUZIONE DEL C-LDL E DEL RISCHIO CV

Maurizio Averna, intervistato da Maria Laura Canale, per un approfondimento sulla sessione Ruolo dell’acido bempedoico nella riduzione del C-LDL e del rischio CV

I nuovi orizzonti della terapia ipolipemizzante: efficacia e sicurezza dell’acido bempedoico nei pazienti difficili

La gestione dell’ipercolesterolemia in prevenzione primaria e secondaria si arricchisce oggi di nuove opzioni farmacologiche, capaci di rispondere ai bisogni clinici di pazienti intolleranti alle statine o non adeguatamente controllati con le terapie convenzionali. L’acido bempedoico, profarmaco attivo esclusivamente a livello epatico, rappresenta una strategia mirata nei pazienti che sviluppano mialgie o miopatie da statina, con una riduzione del colesterolo LDL (low-density lipoprotein) fino al 40% in combinazione con ezetimibe.

I dati del programma CLEAR, in particolare dello studio CLEAR Outcomes, documentano una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori in pazienti intolleranti alle statine. Lo studio MILOS, condotto in otto Paesi europei con oltre 4.000 pazienti (di cui più di 1.300 in Italia), conferma l’efficacia del farmaco in un setting real world, che include anche soggetti anziani, con comorbilità e politerapie. La riduzione media del colesterolo LDL è pari al 23%, con un aumento marcato della quota di pazienti che raggiungono il goal terapeutico, soprattutto tra quelli classificati a rischio cardiovascolare molto elevato.

Il profilo di sicurezza è favorevole: gli aumenti di acido urico e creatinina osservati sono modesti, reversibili alla sospensione e legati a un effetto funzionale sul trasporto tubulare renale, privo di significato clinico.

In un contesto in cui le survey europee continuano a documentare livelli subottimali di controllo lipidico in prevenzione secondaria, l’impiego dell’acido bempedoico, in particolare nella formulazione a dose fissa con ezetimibe, si configura come un’opportunità concreta per ottimizzare il trattamento, colmare i gap terapeutici e migliorare gli outcome cardiovascolari, in linea con le raccomandazioni più aggiornate delle linee guida ESC.