PREVENZIONE SECONDARIA: IL CARDIOLOGO SI FA SARTO
Lipidi e rischio residuo: il cardiologo diventa sarto
Nel contesto della prevenzione cardiovascolare secondaria, l’evidenza clinica suggerisce con sempre maggiore forza la necessità di un approccio terapeutico personalizzato e proattivo. Il colesterolo LDL si conferma come principale promotore dell’aterosclerosi, ma non è più sufficiente considerarlo l’unico bersaglio terapeutico. È infatti emersa una nuova consapevolezza del ruolo di altri fattori aterogeni, come le lipoproteina(a), le particelle ricche in trigliceridi (o remnants del colesterolo), responsabili di una quota significativa di rischio residuo.
La gestione moderna del controllo del colesterolo delle LDL richiede un cambiamento di paradigma: non più una strategia sequenziale, ma una terapia combinata precoce, basata su statine ad alta intensità ed ezetimibe, con l’aggiunta di acido bempedoico o inibitori di PCSK9 in funzione del profilo di rischio e della risposta individuale. Diventa essenziale anche saper riconoscere e gestire correttamente l’intolleranza alle statine, evitando che diventi un ostacolo all’adeguato controllo lipidico.
Parallelamente, si aprono nuove prospettive terapeutiche per la riduzione della lipoproteina(a), grazie a tecnologie emergenti come gli oligonucleotidi antisenso e i siRNA, capaci di ottenere riduzioni fino al 95%. In presenza di ipertrigliceridemia moderata, l’icosapent-etile che si conferma strategico per ridurre il rischio aterotrombotico.
La sfida della prevenzione oggi impone al cardiologo il ruolo di “sarto terapeutico”: costruire percorsi personalizzati, cuciti sulle caratteristiche biologiche e cliniche di ogni paziente, per affrontare con precisione il rischio cardiovascolare globale. Una visione evoluta, multidimensionale e sempre più centrata sulla persona