Congresso Nazionale 2025: prosegue la fase REWIND. Congresso Nazionale 2026: è in corso la valutazione dei contributi proposti per la Ricerca Cardiologica in Italia e la selezione degli ammessi ai premi disponibili.A breve apriranno Le iscrizioni ad ANMCO26. Congresso Nazionale 2025: prosegue la fase REWIND. Congresso Nazionale 2026: è in corso la valutazione dei contributi proposti per la Ricerca Cardiologica in Italia e la selezione degli ammessi ai premi disponibili.A breve apriranno Le iscrizioni ad ANMCO26.

FIBRILLAZIONE ATRIALE: LINEE GUIDA ESC 2024 AND MORE

Simona Giubilato, intervistata da Maria Laura Canale, per un approfondimento sulla sessione Fibrillazione atriale: linee guida ESC 2024 and more

Fibrillazione atriale subclinica: il nuovo enigma dei device e la sfida della gestione antitrombotica

La nuova definizione di “device-detected subclinical atrial fibrillation” ridefinisce l’approccio clinico a una condizione sempre più rilevata grazie alla diffusione di dispositivi impiantabili e indossabili. A differenza delle precedenti linee guida, oggi l’attenzione si sposta da un focus esclusivo sugli AHRE (atrial high rate episodes) rilevati da CIED (Cardiac Implantable Electronic Device) e loop recorder, verso una categoria più ampia che include anche episodi identificati tramite tecnologie wearable e wellness-based. Tuttavia, questa estensione comporta importanti interrogativi clinici, poiché le evidenze a supporto della terapia anticoagulante restano fortemente disomogenee.

I trial randomizzati disponibili, come quello su apixaban vs ASA, offrono un razionale chiaro a favore della terapia anticoagulante nei pazienti con CHA₂DS₂-VASc ≥4 e AHRE, ma mancano dati solidi per i rilevamenti da dispositivi non ECG-based. Le nuove linee guida ESC attribuiscono un’indicazione di classe IIb alla terapia anticoagulante per tutti questi pazienti, invitando però a una valutazione individualizzata del rischio emorragico, evitando l’uso generalizzato degli antiaggreganti in associazione. Proprio la gestione della strategia antitrombotica combinata – specialmente nei pazienti con FA subclinica e cardiopatia ischemica – rappresenta uno snodo cruciale, con l’evidenza accumulata a favore della triplice terapia per solo una settimana e successiva semplificazione verso una duplice e poi monoterapia.

Il concetto chiave che emerge è la necessità di una traccia ECG per porre diagnosi definitiva, considerando l’ambiguità dei segnali rilevati da molti dispositivi commerciali. Con tempi soglia di riferimento ancora dibattuti – 13 secondi per ECG a 12 derivazioni e oltre 30 secondi per monocanale – la gestione del rischio tromboembolico nei pazienti con FA subclinica resta una sfida aperta e altamente attuale per il cardiologo clinico.