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EMERGENZE CARDIOVASCOLARI NEONATALI: COME UN CARDIOLOGO DELL’ADULTO PUO’ SOPRAVVIVERE AD UNA CONSULENZA IN TIN

Gabriele Egidy Assenza, intervistato da Pier Luigi Temporelli, per un approfondimento sulla sessione “Emergenze cardiovascolari neonatali: come un cardiologo dell’adulto può sopravvivere ad una consulenza in TIN”

Piccoli cuori, grandi errori: cosa non sbagliare in cardiologia neonatale

In un panorama ospedaliero sempre più complesso, numerosi centri con terapia intensiva neonatale ma privi di cardiologi pediatri si trovano a coinvolgere specialisti dell’adulto nella valutazione di neonati critici. In questo scenario, tre quadri clinici pongono le maggiori sfide diagnostiche e gestionali: cianosi non responsiva all’ossigenoterapia, shock ingravescente e aritmie. Quest’ultime, seppur rare, possono risultare destabilizzanti anche per il cardiologo esperto, soprattutto se si tratta di tachiaritmie da rientro o vie accessorie.

Il contributo più rilevante riguarda il metodo: l’importanza di un approccio strutturato e onesto nell’ecocardiografia neonatale. Visualizzare sistematicamente strutture chiave — arco aortico, valvola aortica, coronarie, ritorni venosi polmonari e dotto arterioso — è cruciale per limitare errori diagnostici. Ancora più essenziale è dichiarare esplicitamente quando una struttura non è stata adeguatamente visualizzata, evitando di generare referti fuorvianti che ostacolano una corretta presa in carico.

Fondamentale è anche la creazione, già in fase di non emergenza, di una rete di contatti rapidi con centri dotati di cardiochirurgia e supporto ECMO. Particolare attenzione va riservata alle cardiopatie congenite duttodipendenti, alle disfunzioni sistoliche e alle aritmie refrattarie, condizioni nelle quali la tempestività della centralizzazione può risultare determinante.

Infine, si pone una riflessione di sistema: l’assenza di un percorso formativo strutturato per la cardiologia pediatrica in Italia rende necessario integrare competenze neonatologiche nel bagaglio del cardiologo dell’adulto, anche attraverso la collaborazione tra società scientifiche. È tempo di coltivare una cultura condivisa che renda meno “altra” la cardiologia neonatale.