IL PAZIENTE CON SCOMPENSO CARDIACO AVANZATO: QUANDO LA TERAPIA MEDICA NON BASTA PIÙ
Luciano Potena, Direttore Medicina Interna CardioVascolare dell’Unità Insufficienza Cardiaca dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, intervistato da Federico Mereta.
Quando lo scompenso cardiaco entra nella fase avanzata, il tempo diventa terapia: riconoscere il paziente giusto, nel momento giusto, può cambiare radicalmente la traiettoria di vita.
Nell’intervista, Luciano Potena affronta il tema dello scompenso cardiaco avanzato, delineando il profilo del paziente in cui la malattia evolve verso una fase refrattaria: ridotta tolleranza alle terapie neuro-ormonali, crescente necessità di diuretici, congestione recidivante, ospedalizzazioni ripetute e progressivo peggioramento sintomatologico. Un fenotipo clinico ad alta complessità, gravato da una prognosi severa, che impone un cambio di paradigma nella presa in carico.
Al centro della discussione vi è il ruolo delle terapie avanzate, in particolare del VAD, come opzione capace di migliorare sopravvivenza e qualità di vita nei pazienti adeguatamente selezionati. Potena sottolinea però un nodo cruciale: il referral tempestivo ai centri specialistici. Troppi pazienti, pur potenzialmente eleggibili, arrivano tardivamente o non raggiungono affatto i percorsi in grado di offrire supporto meccanico al circolo o valutazione per trapianto cardiaco.
L’intervista approfondisce inoltre il valore del monitoraggio remoto e della telemedicina nella gestione dello scompenso avanzato. Dai dispositivi wearable ai sistemi impiantabili per il monitoraggio della pressione in arteria polmonare, le tecnologie digitali possono contribuire a intercettare precocemente la traiettoria di peggioramento, ottimizzare la terapia diuretica, ridurre le riospedalizzazioni e favorire un accesso più appropriato alle cure avanzate.