IL RUOLO DEL GLP-1 RA NELLA GESTIONE DEL PAZIENTE CARDIOVASCOLARE
Leonardo de Luca, intervistato da Pier Luigi Temporelli, per un approfondimento sulla sessione “Il ruolo del GLP-1 ra nella gestione del paziente cardiovascolare”
Obesità e rischio cardiovascolare: dalla diagnosi di malattia alla rivoluzione terapeutica
L’obesità è sempre più riconosciuta come una vera e propria malattia, con implicazioni dirette e indirette sul rischio cardiovascolare. Un paziente in stadio 2 ha un rischio triplicato di morte per cause cardiovascolari rispetto a un normopeso, anche in assenza di comorbilità conclamate. La correlazione tra obesità e scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata (HFpEF) è particolarmente rilevante, con un rischio aumentato fino all’80% rispetto a soggetti metabolicamente sani.
La svolta terapeutica è rappresentata dagli agonisti del recettore del GLP-1 (glucagon-like peptide 1), e in particolare dai dati del SELECT, primo trial a dimostrare che una terapia anti-obesità può ridurre significativamente gli eventi cardiovascolari maggiori (morte cardiovascolare, infarto, stroke) in prevenzione secondaria. Sorprendentemente, il beneficio osservato sembra svincolato dalla sola perdita di peso, suggerendo meccanismi pleiotropici del GLP-1 a livello endoteliale e miocardico.
Accanto alla semaglutide, nuove molecole come la tirzepatide – agonista combinato di GLP-1 e GIP – aprono ulteriori prospettive non solo nella riduzione del peso corporeo, ma anche nel miglioramento della performance funzionale nello scompenso cardiaco e nella protezione d’organo.
Una rivoluzione copernicana che richiede un cambio di paradigma da parte del cardiologo: non più semplice spettatore, ma attore protagonista nella gestione del paziente cardiorenometabolico.