LA RICERCA OSSERVAZIONALE IN ITALIA: FOCUS DALLO STUDIO BRING-UP 3 SCOMPENSO
Margherita Calcagnino, intervistata da Pier Luigi Temporelli, per un approfondimento sulla sessione “La ricerca osservazionale in Italia: focus dallo studio BRING-UP 3 scompenso”
Migliorare non vuol dire guarire: chi sono davvero i pazienti con improved ejection fraction
La crescente attenzione verso i pazienti con frazione di eiezione migliorata (HFimpEF, heart failure with improved ejection fraction) evidenzia l’emergere di una categoria intermedia all’interno dello spettro dello scompenso cardiaco. Sulla base dei dati del programma Bring-Up 3, è oggi possibile delinearne con maggiore precisione l’identikit: nella maggior parte dei casi si tratta di soggetti con pregressa disfunzione sistolica (LVEF <40%) che, in seguito a terapia ottimizzata, raggiungono un miglioramento di almeno 10 punti percentuali, superando la soglia del 40%.
L’eziologia prevalente si conferma di natura ischemica, seguita da forme miocardiopatiche e da quadri aritmici risolti. Si tratta spesso di pazienti più giovani e con minore carico di comorbilità rispetto a quelli con frazione di eiezione ridotta: meno anemia, minore disfunzione renale, ridotta incidenza di diabete. Anche la classe NYHA tende ad essere più favorevole (prevalenza di classe I–II). Ciononostante, il dato forse più rilevante è che, nonostante il recupero clinico, questi pazienti continuano a ricevere l’intera terapia a 4 pilastri dello scompenso, con ottima aderenza e titolazione ai target raccomandati. L’unica differenza risiede nella ridotta necessità di diuretici, verosimilmente legata all’assenza di congestione.
Questo quadro sfida l’idea di “guarigione” e rafforza la necessità di monitoraggio attivo e proseguimento della terapia, aprendo al tempo stesso nuove domande: per quanto tempo mantenere il trattamento? Quali strumenti di stratificazione servono per decidere se e quando de-intensificare? E quanto conosciamo davvero la traiettoria evolutiva di questa popolazione?