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IL VENTRICOLO DESTRO NELLO SCOMPENSO CARDIACO: NON DIMENTICATEMI!!!

Andrea Garascia, intervistato da Maria Laura Canale, per un approfondimento sulla sessione Il ventricolo destro nello scompenso cardiaco: non dimenticatemi!!!

Ventricolo destro: da anatroccolo dimenticato a protagonista

Spesso trascurato nella valutazione dello scompenso cardiaco, il ventricolo destro sta emergendo come un elemento chiave nella stratificazione prognostica e nelle decisioni terapeutiche. Le sue caratteristiche fisiopatologiche — legate alla gestione di un circolo polmonare a bassa resistenza — lo rendono vulnerabile al sovraccarico pressorio, molto più che a quello volumetrico. È proprio l’aumento dell’afterload a innescare il rapido deterioramento funzionale, come nei casi di embolia polmonare o ipertensione polmonare cronica tromboembolica.

Nel quadro acuto, la disfunzione ventricolare destra può derivare anche da condizioni meno intuitive come bradiaritmie marcate o tamponamento cardiaco, dove il timing dell’intervento è determinante. In ambito cronico, invece, la pressione polmonare persistentemente elevata rappresenta la principale minaccia.

Il razionale terapeutico non è univoco, ma richiede una strategia dinamica e causale: dall’ottimizzazione della volemia e del bilancio emodinamico — anche con supporto renale — fino all’impiego di inotropi con effetto vasodilatatore, come milrinone o levosimendan. Nei casi refrattari o in previsione di trapianto, l’impiego di dispositivi di assistenza ventricolare destra (Impella RP, Protek-Duo) può costituire un ponte salvavita.

Questa riflessione porta a un messaggio forte: non è più accettabile ignorare il ventricolo destro nello scompenso. Conoscerne le fragilità e i possibili percorsi di trattamento significa migliorare la prognosi dei pazienti più complessi.