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RAZIONALE

Negli ultimi decenni, l’approccio alla prevenzione e al trattamento delle malattie cardiovascolari è stato profondamente trasformato dall’avanzamento delle conoscenze scientifiche, derivanti sia dalla biologia molecolare sia da ampi studi clinici randomizzati. In questo contesto, la gestione delle dislipidemie, oggi riconosciute come fattore causale dell’aterosclerosi, rappresenta un pilastro fondamentale della prevenzione cardiovascolare in particolare nella primaria e nei soggetti ad alto rischio.

L’introduzione nella pratica clinica di nuove terapie ipolipemizzanti, incluse le terapie biologiche, ha dimostrato una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari proporzionale alla progressiva riduzione dei livelli plasmatici di colesterolo LDL (C-LDL). In linea con queste evidenze, le Linee Guida della Società Europea di Cardiologia raccomandano il raggiungimento di target di C-LDL sempre più stringenti nei pazienti a maggior rischio e l’impiego di strategie terapeutiche di combinazione.

Tuttavia, recenti evidenze hanno confermato la presenza di un rischio cardiovascolare residuo, clinicamente rilevante anche in presenza di bassi livelli di C-LDL. Questo dato rafforza la necessità di interventi preventivi più precoci e richiama l’attenzione sul ruolo di altri determinanti aterogeni, quali trigliceridi, lipoproteina(a) e infiammazione, nonché sull’interazione tra obesità, disfunzione metabolica e danno d’organo.

In tale scenario emerge l’esigenza di approcci terapeutici integrati, capaci non solo di ottimizzare il controllo lipidico, ma anche di agire sui meccanismi cardio-nefro-metabolici, soprattutto nei pazienti ad elevato rischio cardiovascolare, come quelli con diabete, obesità e comorbilità multiple. Fondamentale risulta inoltre il tema dell’aderenza e della persistenza terapeutica, elemento chiave per il successo delle strategie preventive.

L’evento formativo LIPIDS & cardioMETABOLIC care si propone di offrire un aggiornamento multidisciplinare sulle più recenti evidenze in ambito lipidologico e cardiometabolico, con l’obiettivo di migliorare la valutazione globale del rischio cardiovascolare e l’implementazione di strategie terapeutiche efficaci e personalizzate.

Nonostante la disponibilità di terapie ipolipemizzanti ad alta efficacia e la solida evidenza di una relazione lineare tra la riduzione del colesterolo LDL (LDL-C) e il calo del rischio cardiovascolare, la quota di pazienti a rischio alto e molto alto che raggiunge i target raccomandati dalle linee guida ESC/EAS rimane ancora largamente insufficiente nella pratica clinica.

Il principio lower is better, earlier is better ha sancito il passaggio da un approccio di intensificazione terapeutica esclusivamente reattiva ad una strategia precoce e intensiva, mettendo però in evidenza anche i limiti di una visione troppo "LDL-centrica". La persistenza di un rischio lipidico residuo, nonostante il raggiungimento dei target di LDL-C, impone infatti una valutazione più ampia del carico aterogeno complessivo. In questa prospettiva, apolipoproteina B e colesterolo non-HDL rappresentano indicatori del numero di particelle aterogene più accurati del solo LDL-C, soprattutto nei pazienti con diabete o insulino-resistenza, nei quali la discordanza tra LDL-C e apolipoproteina B è comune e clinicamente rilevante.

In questo quadro, la lipoproteina(a) costituisce un esempio paradigmatico di come un ulteriore marker/fattore di rischio/elemento causale, geneticamente determinato e sostanzialmente indipendente, abbia acquisito un ruolo rilevante nella determinazione del rischio cardiovascolare e di come per molti anni la robustezza delle evidenze epidemiologiche e genetiche si sia scontrata con l'assenza di opzioni terapeutiche efficaci che oggi, fortunatamente, stanno diventando disponibili. Ugualmente, il rischio residuo associato alle lipoproteine ricche di trigliceridi e ai loro remnant continua a rappresentare un'importante area di ricerca, mantenendo aperto il dibattito sul ruolo di fibrati, acidi grassi omega-3 e icosapent etile, sia sul piano fisiopatologico che su quello clinico.

Anche lo scenario terapeutico è in rapida evoluzione. L'inibizione di PCSK9 comprende oggi anticorpi monoclonali, strategie di silenziamento genico e nuove molecole orali, mentre le terapie di combinazione, acido bempedoico e nuovi farmaci come gli inibitori della CETP ampliano ulteriormente le possibilità di personalizzazione del trattamento. In questo contesto, rimangono centrali il riconoscimento e la corretta gestione dell'intolleranza alle statine, essenziali per contrastare la non aderenza e il fenomeno nocebo, e la valutazione della sostenibilità economica che tenga conto delle evidenze scientifiche, delle raccomandazioni delle linee guida, ma anche delle indicazioni di scheda tecnica e dei criteri di rimborsabilità.

A ridefinire ulteriormente questo scenario contribuisce l'evoluzione del concetto di sindrome metabolica verso quello di sindrome cardio-nefro-metabolica, che interpreta in modo unitario il continuum fisiopatologico tra adiposità disfunzionale, insulino-resistenza, malattia renale cronica e malattia cardiovascolare. In questo contesto, nuove classi farmacologiche hanno dimostrato benefici cardiovascolari e renali che trascendono il controllo glicemico, prospettando un impatto ancora più ampio sugli outcome cardiometabolici e ampliando il ruolo del cardiologo ben oltre i tradizionali confini della lipidologia.

Lipids & Cardiometabolic Care, evento formativo ANMCO realizzato in collaborazione con la Società Italiana per lo Studio dell'Aterosclerosi (SISA), nasce con l'obiettivo di offrire una lettura critica e aggiornata di questi cambiamenti. Attraverso due giornate articolate in sei sessioni, basate su scenari clinici interattivi e sul confronto con i principali esperti nazionali, il corso propone un percorso che integra fisiopatologia, evidenze cliniche e applicazione pratica. L'obiettivo non è soltanto aggiornare sulle più recenti acquisizioni scientifiche, ma fornire strumenti concreti per tradurle in decisioni terapeutiche integrate, personalizzate e sostenibili, favorendo un reale allineamento della pratica clinica allo stato dell'arte.

Negli ultimi anni la prevenzione cardiovascolare ha conosciuto un'evoluzione rapida, sostenuta da nuove evidenze fisiopatologiche e da risultati sempre più solidi provenienti dagli studi clinici randomizzati. In questo scenario, la gestione delle dislipidemie mantiene un ruolo centrale: il colesterolo LDL resta il principale target modificabile nella prevenzione dell'aterosclerosi, e le più recenti Linee Guida della Società Europea di Cardiologia spingono verso obiettivi terapeutici sempre più stringenti, soprattutto nei pazienti a rischio elevato e altissimo.

Accanto a questo, la pratica clinica quotidiana impone oggi una lettura più ampia del rischio cardiometabolico. Il paziente con dislipidemia si presenta sempre più spesso all'interno di un quadro complesso, in cui diabete, obesità e disfunzione renale si intrecciano configurando quella che è stata definita sindrome cardio-nefro-metabolica. Comprendere questa interazione, e non solo il singolo fattore di rischio, è diventato un requisito imprescindibile per una prevenzione realmente efficace.

Parallelamente, la disponibilità di nuove classi terapeutiche – dagli inibitori di PCSK9, comprese le formulazioni orali di più recente introduzione, ai farmaci attivi sul continuum cardio-renale-metabolico come SGLT2 inibitori e agonisti del GLP-1, fino ai duali GIP/GLP-1 – ha ampliato in modo significativo le possibilità di intervento. Resta tuttavia aperta la questione del rischio residuo: anche in presenza di un controllo ottimale del colesterolo LDL, permane una quota di rischio cardiovascolare legata a determinanti spesso sottovalutati nella pratica clinica, quali i trigliceridi e la lipoproteina(a), quest'ultima oggetto di un rinnovato interesse scientifico dopo decenni di incertezza sul suo reale peso clinico.

È in questo contesto che si colloca Lipids & Cardiometabolic Care, evento formativo ANMCO realizzato in collaborazione con la Società Italiana per lo Studio dell'Aterosclerosi (SISA). Il programma scientifico è costruito per accompagnare il partecipante dai fondamenti della medicina cardiometabolica e della lipidologia clinica fino alle più recenti acquisizioni terapeutiche, con un'attenzione costante alla trasferibilità nella pratica quotidiana attraverso scenari clinici interattivi e momenti di confronto diretto tra i relatori e la platea. L'obiettivo è fornire a cardiologi e specialisti coinvolti nella gestione del rischio cardiovascolare gli strumenti per una valutazione più accurata del paziente e per l'implementazione di strategie terapeutiche integrate, personalizzate e realmente sostenibili.