Rivascolarizzazione nel paziente con scompenso: ultima chance o falsa speranza?
La rivascolarizzazione miocardica nei pazienti con HFrEF ha un ruolo ancora dibattuto e non ha dimostrato benefici chiari e consistenti in tutti gli studi. Alcuni dati suggeriscono possibili miglioramenti in sottogruppi selezionati, ma i risultati sono eterogenei. Pertanto, la decisione deve essere individualizzata sulla base delle caratteristiche cliniche e anatomiche del paziente.
Come districarsi nei pazienti con forame ovale pervio: tra malati immaginari e candidati a procedura interventistica
L’elevata prevalenza di PFO nella popolazione ha fin dal principio generato dati controversi in merito al suo effettivo ruolo in diversi scenari clinici: dalla tromboembolia criptogenica cerebrale o sistemica alle sindromi non tromboemboliche, quali la malattia da decompressione, l’emicrania con aura e le sindrome da deossigenazione arteriosa. Il confronto verterà sul workup diagnostico di questa entità nosologica e sugli scenari di trattamento.
Prevenzione e terapia precoce nello scompenso cardiaco: una zona grigia ancora irrisolta?
La prevalenza dello scompenso cardiaco è in costante aumento, con un impatto crescente sul Sistema Sanitario. Oltre alle forme clinicamente manifeste (HFrEF, HFmrEF, HFpEF), una quota rilevante di soggetti a rischio cardiovascolare presenta già una disfunzione ventricolare sinistra asintomatica (3–25%), che rappresenta una fase precoce della malattia. In questo contesto, la prevenzione assume un ruolo centrale: identificare precocemente queste alterazioni, spesso silenti e di difficile diagnosi soprattutto nei pazienti anziani e sedentari, consente di intercettare la malattia prima della sua espressione clinica. Il miglioramento della conoscenza epidemiologica locale e l’implementazione di strategie di screening mirate nelle popolazioni a rischio permetterebbero di ridurre i ritardi diagnostici e avviare tempestivamente terapie efficaci, con l’obiettivo di modificare la storia naturale dello scompenso cardiaco e ridurne ospedalizzazioni e mortalità. In questa prospettiva, è rilevante sottolineare come i SGLT2i possano essere avviati anche in assenza di una caratterizzazione ecocardiografica completa, nei pazienti con sintomi suggestivi e livelli elevati di peptidi natriuretici, consentendo un intervento terapeutico precoce già nelle fasi iniziali della malattia.
Come pubblicare sull’European Heart Journal: Tips & Tricks
l successo dello European Heart Journal negli ultimi anni è stato determinato dalla pubblicazione di lavori di alto impatto scientifico che hanno contribuito a migliorare le nostre conoscenze e la salute dei pazienti, ma anche dal miglioramento della comunicazione con la comunità scientifica. Pubblicare un lavoro scientifico sullo European Heart Journal o, in generale su una rivista scientifica di alto profilo, ha molti aspetti positivi per l’autore fra cui: influenzare il pensiero e la pratica clinica; avere una soddisfazione personale dimostrando che il lavoro è di alto livello scientifico; migliorare le prospettive di carriera aumentando il proprio H-index.Per aumentare la probabilità di accettazione sono necessari tre requisiti fondamentali: 1) dimostrare con chiarezza che il lavoro proposto riempiae un vuoto conoscitivo clinicamente rilevante e che questo impatta sulla pratica clinica quotidiana; 2) utilizzare una metodologia assolutamente inattaccabile; 3) scrivere il manoscritto in maniera chiara e semplice.
Morte improvvisa giovanile: che fare? Il modello toscano
La Legge Regionale Toscana 21 agosto 2025, n.53 mira a rispondere, con un approccio di tipo sistematico, al problema della morte cardiaca improvvisa giovanile (MCI) con una serie di misure integrate di prevenzione. Centrale è l’istituzione di un registro regionale sulla MCI, che consenta di raccogliere dati sui casi di MCI giovanile e di arresto cardiaco rianimato. Un ruolo chiave viene attribuito all’educazione e alla formazione. Si prevede inoltre l’attivazione di corsi di rianimazione cardiopolmonare (BLS-D) nelle scuole secondarie di secondo grado, programmi di screening cardiologico nelle scuole superiori e misure per la diffusione e la gestione corretta dei defibrillatori automatici esterni (DAE).
Imaging avanzato nella cardiologia moderna: quanto siamo lontani da un uso quotidiano?
La sessione esplora il ruolo crescente dell’imaging avanzato nella cardiologia moderna, analizzandone le potenzialità cliniche e le attuali limitazioni all’uso quotidiano. Verranno discussi strumenti innovativi come la risonanza magnetica cardiaca e la TC coronarica di ultima generazione. Particolare attenzione sarà dedicata all’integrazione di queste metodiche nei percorsi diagnostico-terapeutici standard. Saranno valutati i benefici in termini di accuratezza diagnostica, stratificazione del rischio e personalizzazione delle cure. La sessione affronterà anche le barriere pratiche, tra cui costi, accessibilità e necessità di formazione specialistica. Si discuterà infine il contributo dell’intelligenza artificiale nell’ottimizzazione dell’imaging. L’obiettivo è delineare quanto siamo vicini a una diffusione capillare di queste tecnologie. La sessione offrirà una visione critica e prospettica sul futuro dell’imaging cardiovascolare.
Scompenso cardiaco in Italia, i dati del BRING-UP 3 HF: tra successi e zone grigie, come proseguire per migliorare l’outcome dei nostri pazienti.
I dati dell’ultima pagina di ricerca osservazionale italiana ANMCO, BRING-UP 3 HF, verranno presentati al congresso nazionale 2026. E’ stato un grande successo in termini di partecipazione e di completezza dei dati raccolti. Elevata la percentuale di utilizzo delle terapie farmacologiche raccomandate (GDMT) nei diversi fenotipi in base alla funzione ventricolare sinistra. Permane un’insufficiente titolazione dei GDMT alla dose target, condizionato dalla difficoltà di effettuare uno stretto follow up. Contenuto il tasso di interruzione dei farmaci, prevalentemente a carico dei pazienti dimessi dopo episodio di scompenso acuto. Una quota delle sospensioni è dovuta a iperkaliemia ma l’utilizzo dei nuovi potassium binder è ancora molto basso. Così come è ancora molto contenuta la valutazione del deficit marziale. Il tasso di venti a 12 mesi è piuttosto elevato soprattutto nel setting ospedaliero. Le problematiche cliniche si incrociano spesso con quelle gestionali e organizzative, cosa possiamo fare e come per migliorare ulteriormente l’outcome dei nostri pazienti?
Sistema di eccitoconduzione e scompenso cardiaco
A breve disponibile
Il ruolo del placebo oggi in cardiologia
In cardiologia e non solo, nel corso degli ultimi anni sono stati pianificati e condotti trial clinici controllati nei quali il ruolo del placebo meriterebbe di essere ridiscusso.I criteri fondamentali stabiliti dalle attuali autorità regolatorie per l’approvazione di un nuovo farmaco sono la sicurezza, la qualità e l’efficacia. La dimostrazione che un nuovo farmaco offra un valore aggiunto rispetto a quelli esistenti non rientra tra tali criteri, ma la mancanza di tale dimostrazione è chiaramente in contrasto con la Dichiarazione di Helsinki. Quest'ultima afferma che “I benefici, i rischi, gli oneri e l’efficacia di un nuovo intervento devono essere valutati rispetto a quelli degli interventi di comprovata efficacia, tranne nelle seguenti circostanze: se non esistono interventi di comprovata efficacia, o per ragioni metodologiche convincenti e scientificamente valide”. In alcuni studi recenti, l’uso di un comparatore che prevede un placebo anziché un agente attivo, disponibile e con dimostrazione di efficacia, solleva potenziali preoccupazioni etiche. Inoltre, il costo di nuovi farmaci supera generalmente il costo di molecole più datate, ponendo potenzialmente anche un elevato onere economico sui sistemi sanitari nazionali. Un tale onere difficilmente può essere giustificato sulla base di prove che non comportano un confronto diretto con farmaci attivi meno costosi.
La dissezione dell’aorta ascendente come prevenire, come comportarsi. Dalla parte del paziente
La valutazione del paziente a rischio di dissezione parte da pochi elementi: il diametro aortico, la corretta indicizzazione, i follow-up regolari, insieme all’ aderenza alla terapia e alla consapevolezza della propria condizione. Anche l’attività fisica può rappresentare una variabile da cambiare: spesso è difficile da accettare, ma è inevitabile. Tra i fattori di rischio per la dilatazione aortica rientrano l’ipertensione e le apnee del sonno. È fondamentale riconoscere le forme geneticamente determinate, i pazienti stessi devono essere consapevoli degli eventi familiari senza timore e accettare, quando indicato, il test genetico. Nessun singolo dato è sufficiente, il rischio emerge dalla loro interazione nel tempo. La conoscenza del problema inizia dal paziente..
La valutazione pratica della congestione nello scompenso cardiaco acuto
Lo scompenso cardiaco rappresenta una delle principali cause di ospedalizzazione e mortalità nella popolazione adulta. In questo contesto, la congestione è il determinante clinico più rilevante sia per la sintomatologia sia per la prognosi del paziente. Tuttavia, la sua valutazione rimane spesso complessa e non sempre accurata nella pratica clinica quotidiana. L’esame obiettivo, pur fondamentale, presenta limiti di sensibilità e riproducibilità, rendendo necessario l’integrazione con strumenti diagnostici aggiuntivi. Negli ultimi anni, metodiche come l’ecografia polmonare, la valutazione ecocardiografica della vena cava inferiore e l’analisi dei biomarcatori hanno migliorato la capacità di identificare e quantificare la congestione in modo più precoce e preciso. Questo Whispering nasce con l’obiettivo di fornire ai partecipanti un approccio integrato e operativo alla valutazione della congestione, combinando semeiotica clinica e tecniche strumentali bedside.
Dubbio clinico: quando la risposta è nella CMR
in questa sessione interattiva si discuteranno le indicazioni di risonanza cardiaca nella pratica clinica (come da linee guida ESC) e i dubbi clinici che questo test può risolvere. La discussione includera’ anche pazienti dove la indicazione può essere più incerta (claustrofobia, insufficienza renale, device cardiaci e altri) fornendo al clinico una guida aggiuntiva
Aspetti controversi sulla classificazione delle cardiomiopatie
A breve disponibile
Terapia antitrombotica nella fibrillazione atriale sottoposta a PCI: cosa sappiamo e cosa rimane da sapere
La gestione della terapia antitrombotica nei pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a intervento coronarico percutaneo (PCI) rappresenta una delle sfide più complesse della pratica clinica contemporanea. L’esigenza di bilanciare il rischio trombotico (ictus cardioembolico e trombosi di stent) con quello emorragico impone scelte terapeutiche sempre più personalizzate. Negli ultimi anni, studi randomizzati e registri hanno profondamente modificato l’approccio, favorendo strategie con doppia terapia rispetto alla tradizionale tripla terapia. Le evidenze disponibili, supportate anche dalle raccomandazioni delle linee guida internazionali, suggeriscono un ruolo centrale degli anticoagulanti orali diretti (DOAC) in associazione a singoli antiaggreganti. Tuttavia, persistono aree di incertezza riguardo alla durata ottimale delle combinazioni terapeutiche e alla selezione dei pazienti a più alto rischio. Ulteriori interrogativi riguardano la gestione nei sottogruppi complessi, come i pazienti con sindrome coronarica acuta, alto rischio ischemico o elevata fragilità. Anche il ruolo delle nuove strategie di de-escalation e l’utilizzo di score di rischio integrati rimangono oggetto di dibattito. Questa sessione si propone di fornire una sintesi critica delle evidenze disponibili, confrontando trial clinici e pratica reale. L’obiettivo finale è delineare un approccio pratico e condiviso, evidenziando al contempo le principali lacune conoscitive che richiedono ulteriori studi.
Valvole atrioventricolari nello scompenso: da intervento isolato a potenziatore della terapia medica
La gestione delle valvulopatie atrioventricolari nello scompenso cardiaco sta attraversando una trasformazione profonda, grazie all’evoluzione delle tecniche di riparazione valvolare percutanea. La Transcatheter Edge-to-Edge Repair (TEER) mitrale e tricuspide si è consolidata come strategia terapeutica di riferimento per pazienti ad alto rischio chirurgico, supportata da evidenze solide provenienti da trial randomizzati di rilievo internazionale. Il trial COAPT ha dimostrato come la TEER mitrale, in pazienti con rigurgito mitralico secondario e terapia medica ottimizzata, riduca significativamente le ospedalizzazioni per scompenso e la mortalità, ridefinendo il concetto di intervento valvolare come potenziatore della risposta neuroormonale. Sul versante tricuspidalico, i dati di TRILUMINATE Pivotal hanno aperto prospettive concrete sulla fattibilità e l’efficacia della TEER tricuspidea, con benefici significativi sulla qualità di vita e sulla classe funzionale. La sessione approfondirà i meccanismi fisiopatologici alla base della sinergia tra correzione valvolare e terapia medica, con particolare attenzione alla selezione del paziente, alla tempistica ottimale dell’intervento e all’integrazione con le terapie di device. Il formato esclusivo della Whispering Session, con un gruppo ristretto di massimo 20 partecipanti, garantirà un dialogo diretto, interattivo e scientificamente elevato, in uno spirito autentico di confronto collegiale.
I gas nei sussurri...
L’emogasanalisi è un esame largamente disponibile, rapido e facile da ottenere ma la sua interpretazione, ed in particolare, la valutazione dell’equilibrio acido base, è un argomento così complesso che ancora oggi, gli esperti si dividono sul metodo migliore per capirne le variazioni. La visione bicarbonatocentrica, quelli dell’eccesso di basi e quelli della dissociazione dei così detti “ioni forti”, ancora si fronteggiano sul tappeto scientifico della letteratura. Senza la pretesa di fornire il Santo Graal, la sessione si propone di offrire un approccio metodologico alla lettura dei complessi fenomeni respiratori e metabolici che il clinico può trovarsi a fronteggiare nella pratica clinica quotidiana. La discussione di casi clinici vissuti ha l’obiettivo di accrescere la capacità interpretativa dei partecipanti e dei relatori.
La dissezione dell’aorta ascendente: come prevenire, come comportarsi. Dalla parte del medico
La dissezione si costruisce nel tempo. Gli indici sono disponibili, ma la responsabilità del medico è integrarli. Diametro, età, sesso, superficie corporea, altezza, esame del paziente e anamnesi mirata devono essere considerati insieme alla certezza dell’eventuale presenza di casi di morte improvvisa in famiglia. Il sospetto diagnostico del medico è determinante nel percorso che porta alla diagnosi, così come il timing delle indagini di imaging e l’indicazione all’intervento. Senza sospetto, l’aorta è muta.
Competenze cliniche e competenze manageriali: come integrarle?
Le aziende sanitarie sono organizzazioni ad alta complessità interessate, maggiormente negli ultimi anni, da continui processi di cambiamento. Gli assetti organizzativi stanno superando la tradizionale articolazione per unità operative, espandendo le responsabilità su “oggetti” nuovi quali i percorsi, le unità multidisciplinari, le piattaforme. Al tempo stesso, le innovazioni tecnologiche e le spinte ad una maggiore integrazione dei processi clinico-assistenziali richiedono la capacità di implementare nuove soluzioni pur in un contesto di risorse limitate e di incertezza. Comprendere e agire all’interno di questi contesti in trasformazione richiede di associare alle competenze clinico-professionali competenze manageriali e di leadership nella gestione del cambiamento organizzativo. La sessione vuole fornire ai partecipanti chiavi interpretative e strumenti per leggere la complessità organizzativa ed esercitare al meglio e consapevolmente ruoli di leadership e direzione nell’ambito della cardiologia.
La chiusura percutanea dell’auricola: tra dubbi, certezze ed evoluzioni tecnologiche
La chiusura percutanea dell’auricola sinistra è una strategia consolidata per la prevenzione dell’ictus nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare e controindicazione alla terapia anticoagulante. Studi pionieristici come PROTECT-AF e PREVAIL ne hanno dimostrato la non inferiorità rispetto al warfarin, mentre trial più recenti (PRAGUE-17, OPTION, CLOSURE-AF, CHAMPION-AF) stanno ridefinendone il ruolo anche nei pazienti eleggibili a DOAC. Nei casi di ictus nonostante anticoagulazione (“OAC failure”), la procedura può essere considerata in pazienti selezionati dopo esclusione di cause non cardioemboliche e verifica dell’aderenza terapeutica. Le principali certezze riguardano il beneficio nei pazienti ad alto rischio emorragico. L’innovazione tecnologica e l’imaging avanzato, integrati con metodiche computazionali, consentono oggi un planning personalizzato e una scelta del device guidata anche dalla classificazione ELLAA classification. Le complicanze sono in riduzione ma includono leak residui e device-related thrombosis. In prospettiva, una migliore integrazione tra evidenze cliniche e tecnologia permetterà una selezione sempre più mirata dei pazienti.
Quello che il cardiologo clinico deve sapere sul paziente con VAD
L’insufficienza cardiaca avanzata se non trattata rapidamente con terapia sostitutiva cardiaca evolve rapidamente fino al decesso. Tuttavia solo una quota limitata dei pazienti presenta indicazione a tale strategia, in quanto la maggior parte viene esclusa per età avanzata o comorbilità rilevanti. Inoltre c’è una marcata discrepanza tra il numero dei pazienti in lista d’attesa e la disponibilità di organi per il trapianto. In questi contesti il VAD (Ventricular Assist Device) rappresenta una ottima strategia terapeutica che migliora qualità e aspettativa di vita nei pazienti accuratamente selezionati. Secondo i più recenti trial il dispostivo attualmente in commercio garantisce, a due anni, una sopravvivenza sovrapponibile al trapianto di cuore e l’indicazione come terapia di destinazione è in aumento. Pertanto è prevedibile una crescente diffusione di tali dispositivi e ne consegue la necessità che tutti i cardiologi acquisiscano competenze minime riguardanti il funzionamento del dispositivo, le principali complicanze, nonché la gestione clinica complessiva del paziente con VAD.
Data: 15/05/2025 11.00-11.30 (Spazio A)
Relatore: Furio Colivicchi (Roma)
L’Icosapentetile ha ridefinito il trattamento del rischio residuo cardiovascolare nei pazienti con trigliceridemia moderatamente elevata. In questa whispering session analizzeremo il beneficio clinico dimostrato nello studio REDUCE-IT, il posizionamento terapeutico nella prevenzione secondaria e il profilo del paziente ideale, andando oltre il semplice controllo dell’LDL per affrontare in modo mirato il rischio persistente.
Data: 15/05/2025 11.00-11.30 (Spazio B)
Relatore: Alessandro Navazio (Reggio Emilia)
Le 3 parole chiave dell’approccio ARNI: ottimizzazione, controllo della progressione e prevenzione della progressione nello scompenso HFrEF.
Data: 15/05/2025 11.30-12.00 (Spazio B)
Relatore: Pietro Scicchitano (Altamura)
Il dolore toracico in assenza di ostruzioni coronariche significative rappresenta una delle sfide più affascinanti e complesse della cardiologia moderna.
ANOCA (angina con coronarie non ostruttive) e INOCA (ischemia con coronarie non ostruttive) sono condizioni sempre più riconosciute, ma ancora poco comprese, che mettono in discussione i paradigmi tradizionali di diagnosi e trattamento.
Questa sessione ha l’obiettivo di esplorare i meccanismi sottesi, dal disfunzionamento microvascolare allo spasmo coronarico, e di discutere strumenti diagnostici avanzati e strategie terapeutiche mirate.
Un’occasione per fare luce sul “mistero del dolore senza occlusione” e restituire centralità clinica a pazienti troppo spesso trascurati.
Data: 15/05/2025 15.00-15.30 (Spazio A)
Relatore: Nicola Chinappi (Roma)
La regola cautelare prevista dall’art. 1 comma 3 della legge n. 219 del 2017
La finalità dell’informazione nell’ipotesi del paziente che rifiuta le cure o gli approfondimenti diagnostici non è solo la tutela del diritto ad una scelta consapevole, ma soprattutto la tutela della salute, che può subire un danno se l’informazione è omessa.
Si tratta del danno che può produrre l’evoluzione del quadro clinico non prospettata al paziente.
L’ipotesi del paziente non informato che rifiuta le cure è diversa da quella del paziente non informato che ha espresso il consenso alle cure, perché in quest’ultima ipotesi l’omessa informazione non può produrre un danno alla salute.
Le diverse declinazioni dell’inosservanza dell’obbligo di informazione e le conseguenze in tema di responsabilità colposa alla luce della giurisprudenza recente.
Data: 15/05/2025 15.00-15.30 (Spazio B)
Relatore: Enrico Ammirati (Milano)
Panoramica sulle miocarditi rare, incluse quelle immuno-mediate e giganto-cellulari, e sui criteri di diagnosi precoce con implicazioni prognostiche.
Data: 15/05/2025 15.30-16.00 (Spazio A)
Relatore: Nicola Vitulano (Acquaviva delle Fonti)
Cosa dice davvero l’evidenza sull’uso dei nutraceutici? Indicazioni, limiti e benefici nella prevenzione primaria.
Data: 16/05/2025 11.30-12.00 (Spazio A)
Relatore: Maurizio Averna (Palermo)
“Questa whispering session propone una riflessione clinica e scientifica sull’acido bempedoico, definito “la statina che non è una statina” per la sua capacità di inibire la sintesi del colesterolo LDL attraverso un meccanismo simile a quello delle statine, ma con caratteristiche farmacologiche profondamente diverse.
L’acido bempedoico agisce a monte della HMG-CoA reduttasi, bloccando l’enzima ACL (ATP-citrato liasi), attivo esclusivamente nel fegato. A differenza delle statine, non è attivo nel muscolo scheletrico: questo gli conferisce un profilo di tollerabilità favorevole, in particolare nei pazienti che sviluppano effetti avversi muscolari con le statine o che le rifiutano per paura di questi effetti.
Nel corso della sessione, attraverso l’analisi dei più recenti studi clinici e il confronto tra pari, verrà discusso il posizionamento dell’acido bempedoico nella terapia ipolipemizzante, con particolare attenzione ai pazienti ad alto e altissimo rischio cardiovascolare che non raggiungono i target di colesterolo LDL.
Uno spazio informale, ma ad alta densità scientifica, per approfondire una molecola che promette di colmare un vuoto terapeutico nella pratica quotidiana.”
Data: 16/05/2025 11.30-12.00 (Spazio B)
Relatore: Attilio Iacovoni (Bergamo)
La cardiomiopatia ipertrofica (CMI), nonostante sia nota da oltre mezzo secolo, ha a lungo sofferto della mancanza di trattamenti mirati, con un approccio terapeutico limitato a farmaci sintomatici e interventi invasivi come la miectomia chirurgica o l’ablazione settale. Negli ultimi anni, l’avvento di nuove terapie farmacologiche mirate – in particolare i modulatori dell’interazione actina-miosina, come mavacamten – ha aperto una nuova era nella gestione di questa complessa patologia. Questi farmaci agiscono direttamente sul meccanismo molecolare responsabile dell’ipertrofia e dell’ipercontrattilità, offrendo benefici significativi in termini di sintomi, qualità della vita e funzione cardiaca, con un profilo di sicurezza favorevole. Il razionale di questo incontro è dunque quello di analizzare criticamente le evidenze scientifiche più recenti, confrontare le nuove opzioni terapeutiche con gli approcci tradizionali, e discutere le implicazioni pratiche nella gestione clinica dei pazienti affetti da CMI.
Data: 16/05/2025 12.00-12.30 (Spazio A)
Relatore: Eleonora Nicolini (Varese), Francesco Musca (Milano)
Come riconoscere e seguire il paziente con amiloidosi ricoverato in medicina interna: imaging, terapia e follow-up condiviso.
Data: 16/05/2025 15.30-16.00 (Spazio A)
Relatore: Alessandra Gorini (Milano)
La relazione tra emozioni e patologie cardiache è presente, in modo aneddotico e talvolta folcloristico, in numerosi testi anche di epoche molto lontane. Solo negli ultimi decenni, tuttavia, grazie alle conoscenze provenienti dalla genetica, dalla biologia, dalla fisiologia e, non da ultimo, dalla psicologia, è emersa con chiarezza l’esistenza di associazioni significative tra fattori psicosociali e rischio cardiovascolare.
A fronte di tali evidenze, la psicologia ha iniziato a interfacciarsi con la cardiologia, proponendo strumenti e interventi utili alla modificazione dei comportamenti che mettono a rischio la salute cardiovascolare, alla valutazione e presa in carico del paziente affetto da patologia cardiaca, nonché alla gestione del team di cura, al fine di promuovere una sempre più necessaria multidisciplinarità dell’approccio terapeutico.
In questa sessione parleremo, nello specifico, di quattro ambiti nei quali la psicologia può offrire un contributo concreto alla cardiologia, fornendo spunti di riflessione per:
• rendere più efficaci le strategie di prevenzione cardiovascolare;
• promuovere una gestione del paziente orientata all’individuazione e al trattamento degli aspetti psicosociali correlati alla patologia cardiaca, stimolandone al contempo le risorse protettive;
• diffondere una cultura della cura cardiologica in cui la gratificazione del medico derivi non solo da un sempre più elevato tecnicismo, ma anche dalla relazione con il malato e dalla globalità di una presa in carico multidisciplinare.
Verranno infine presentati, in anteprima, i dati di un’indagine condotta tra i cardiologi iscritti all’ANMCO, riguardante la loro percezione della psicologia e del supporto psicologico nell’ambito della malattia cardiovascolare.
Data: 16/05/2025 15.30-16.00 (Spazio B)
Relatore: Dario Benatti (Olgiate Molgora)
Questo whispering esplora il profondo legame tra musica e benessere cardiovascolare, un ambito di crescente interesse scientifico. Partendo dall’ineffabile natura dell’esperienza musicale, indagheremo come i ritmi e le armonie proprie della musica possano entrare in risonanza con i ritmi vitali del nostro corpo.
Esamineremo le potenzialità terapeutiche della musicoterapia, tracciandone l’evoluzione storica e analizzando le più recenti evidenze scientifiche che ne dimostrano i benefici per la salute del cuore.
Attraverso l’analisi di tecniche specifiche basate sull’ascolto e sulla produzione sonora, il whispering illustrerà come la musicoterapia possa integrarsi efficacemente nei percorsi di cura e riabilitazione cardiologica, offrendo un approccio complementare per il recupero dell’armonia fisica ed emotiva.
Data: 17/05/2025 12.00-12.30 (Spazio B)
Relatore: Claudio Bilato (Arzignano)
Il siRNA (small interfering RNA) rappresenta una delle tecnologie più promettenti per il futuro della prevenzione cardiovascolare. Questa innovativa strategia terapeutica si basa sul silenziamento genico: attraverso piccole molecole di RNA a doppio filamento è possibile bloccare selettivamente l’espressione di geni coinvolti in processi patologici.
Un esempio concreto in ambito cardiovascolare è inclisiran, un siRNA mirato contro PCSK9, che riduce significativamente il colesterolo LDL con sole due somministrazioni all’anno, migliorando l’aderenza terapeutica e riducendo il rischio di eventi cardiovascolari.
Il potenziale dei siRNA non si limita al target PCSK9. Plozasiran, ad esempio, che silenzia il gene per Apo C-III, e i siRNA diretti contro ANGPTL3, geni implicati nel metabolismo dei trigliceridi e del colesterolo, hanno mostrato risultati promettenti nella riduzione del rischio aterosclerotico, soprattutto nei pazienti con dislipidemie familiari o refrattarie ai trattamenti convenzionali.
Altri target in fase avanzata di studio includono il gene LPA, associato a livelli elevati di lipoproteina(a), fortemente correlata al rischio cardiovascolare. Olpasiran, lepodisiran e zerlasiran, che quasi azzerano i livelli di Lp(a) circolante, sono attualmente oggetto di studi di outcome cardiovascolare di fase III.
La stabilità delle molecole di siRNA, la possibilità di progettare terapie personalizzate e la somministrazione semestrale o addirittura annuale rendono questa tecnologia particolarmente interessante per la medicina preventiva e un promettente strumento di medicina di precisione.
Data: 17/05/2025 12.30-13.00 (Spazio A)
Relatore: Pier Luigi Temporelli (Gattico-Veruno)
L’ipertensione arteriosa è un problema di sanità pubblica a livello planetario. È ben nota, infatti, la correlazione tra ipertensione e mortalità/morbilità cardiovascolare. Nonostante le numerose terapie a disposizione, il controllo pressorio è tutt’altro che ottimale in tutto il mondo occidentale, Italia compresa. Le linee guida internazionali si aggiornano regolarmente e pongono limiti sempre più ambiziosi per l’ideale controllo pressorio. Allo stesso tempo, forniscono suggerimenti su come impostare la terapia tenendo conto delle caratteristiche del singolo individuo e del suo rischio cardiovascolare globale.
Per favorire l’aderenza terapeutica e facilitare il raggiungimento dei target pressori – con conseguente effetto protettivo per il paziente – le terapie di associazione con differenti molecole in una singola pillola sono ormai ampiamente raccomandate e utilizzate.
Con le molecole in associazione (duplice o triplice in singola compressa) attualmente disponibili, si dovrebbe ottenere un adeguato controllo pressorio in quasi il 90% della popolazione trattata, a condizione che il farmaco venga assunto (cosa tutt’altro che scontata), perché nemmeno il miglior farmaco funziona nel paziente che non lo assume.
Data: 17/05/2025 12.30-13.00 (Spazio B)
Relatore: Leonardo de Luca (Pavia)
I GLP-1 agonisti (agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone), originariamente sviluppati per il trattamento del diabete di tipo 2, hanno mostrato effetti cardioprotettivi significativi, estendendo il loro impiego anche a pazienti con malattie cardiovascolari.
I principali meccanismi attraverso cui i GLP-1 agonisti esercitano effetti benefici sul sistema cardiovascolare includono:
• Riduzione dell’infiammazione sistemica: studi hanno evidenziato una significativa diminuzione dei livelli di marcatori infiammatori come la proteina C-reattiva (CRP), il TNF-α e l’IL-6, suggerendo un effetto antinfiammatorio diretto dei GLP-1 agonisti.
• Miglioramento della funzione endoteliale e riduzione dello stress ossidativo: i GLP-1 agonisti favoriscono la produzione di ossido nitrico (NO), promuovendo la vasodilatazione e migliorando la funzione endoteliale, con conseguente abbassamento della pressione arteriosa.
• Modulazione del metabolismo cardiaco: questi farmaci influenzano il metabolismo energetico del cuore, migliorando l’utilizzo del glucosio e riducendo la lipotossicità, fattori chiave nella prevenzione della disfunzione cardiaca.
• Effetti diretti sul cuore: in modelli animali e studi clinici, i GLP-1 agonisti hanno mostrato miglioramenti della funzione ventricolare sinistra, con riduzione della pressione di riempimento e incremento della frazione di eiezione.
Le evidenze cliniche supportano l’uso dei GLP-1 agonisti in pazienti con diabete di tipo 2 e rischio cardiovascolare elevato:
• Riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori (MACE): diversi studi, tra cui i più recenti SELECT e SOUL condotti con semaglutide, hanno mostrato una significativa riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti trattati con GLP-1 agonisti rispetto al placebo.
• Miglioramento dei risultati renali: la semaglutide ha ottenuto l’approvazione della FDA per la riduzione del rischio di progressione della malattia renale diabetica, evidenziando un beneficio cardiorenale combinato.
• Benefici indipendenti dal controllo glicemico: alcuni effetti cardioprotettivi dei GLP-1 agonisti sembrano essere indipendenti dalla riduzione della glicemia, suggerendo meccanismi addizionali oltre il semplice controllo glicemico.
• Benefici indipendenti dal calo ponderale: i benefici in termini di riduzione dei MACE osservati nello studio SELECT con semaglutide non sono risultati correlati alla riduione relativ del peso corporeo.